Vacanze

Strana cosa il filo della memoria: si tenderebbe ad immaginare che ripercorrendo la propria storia personale  si rammenteranno con facilità gli episodi più vistosamente importanti, quelli che hanno rappresentato una brusca svolta o almeno un cambiamento, nel bene come nel male.

Una delle tante cose che si imparano invecchiando è che invece la mente spesso ama rovistare nei propri cassetti ripescando ricordi lievi, di per sé ininfluenti nell’andamento del nostro percorso. O forse no.

Per esempio, la partenza per le vacanze: sarà perché siamo in estate, fa caldo, e si è alla costante ricerca di qualcosa di leggero da mettersi indosso e di qualcosa di fresco da bere.

Negli anni 70, anni per la mia famiglia di relativo benessere, potevamo permetterci il lusso di lasciare Milano per recarci in vacanza (oltre al fatto che io trascorrevo  il periodo estivo in campagna dai nonni, quando Pombia, paese del novarese, era ancora in campagna).

Papà era un viaggiatore per lavoro e dunque super organizzato, del tipo che “partiamo all’alba così viaggiamo col fresco, non più di una sosta pipì e a mezzogiorno siamo là”.

Là era la Romagna da Milano, o le Dolomiti sempre da Milano.

Via dagli afrori della periferia milanese, verso profumi estivi e serate fuori e amicizie fraterne con i vicini di ombrellone o con i compagni di salita alla malga. L’amato rito della chiusura dell’appartamento con spunta finale sul pianerottolo (“chiuso tutto? luce? acqua? chiavi ai vicini fidati che non si sa mai?”) e già si pregustava l’euforia del viaggio verso due settimane di libertà e di altrove.

Il viaggio  era per me un fluido susseguirsi di pisolini e di canti di montagna, anche quando andavamo al mare, in duetto con l’eclettico papà il quale dopo aver giocato a pallacanestro (pivot, non è mica tanto alto), aver suonato la chitarra e ballato con i ballerini di una delle prime edizioni di Studio Uno, aveva anche girato l’Italia in tournée con il coro Alpi di Milano  cantando come basso profondo.

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Ancora oggi quando parto per le vacanze estive da un luogo che non è più Milano, dove la mia anima milanese si sente perennemente in vacanza e guarda le colline ogni giorno con rinnovata meraviglia, cerco di riagganciare quella sensazione di proiezione verso un luogo agognato dove ogni giorno sarà una pacifica avventura.

Peccato che mio marito non canti.